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Do it yourself/do it with others

robi | 18 Luglio, 2008 13:20

sex toys

I sex toys rallegrano la donna (e non solo) oltre che emanciparla da un sesso eteronormato, orientato alla procreazione e al piacere altrui: per conoscersi e sperimentare, per essere autonome in ogni momento ricordando che anche la condivisione può essere piacevole ;) Eccovi un bel link di giocattoli, costosi ma carini:

 www.yobaparis.com

 

Ed ecco un altro bel progetto spagnolo che unisce i sex toys, il riutilizzo della tecnologia e il do it yourself :

http://www.sindominio.net/~bricolaje/brico/bricoangl.html

 

Le Bricolaje sexual organizzano workshop in cui imparare a costruire giocattoli sessuali a partire da tecnologia di scarto. Un esempio, ricavare delle palline vaginali da quelle inutilizzate di vecchi mouse. Geniale!

 

sex handcraft

 

Buon divertimento creativo a tutt* 

 

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Certe volte non ne posso più

robi | 13 Luglio, 2008 18:48

Vado a correre. Son lì che sudo tossine e rabbia per il caldo e l'afa e per aver appena chiuso questo libro che ho citato già, questo libro in cui parlano prostitute e clienti. Che miseria questi uomini, piedistalli del loro cazzo, quanta meschinità nella loro ipocrisia nella loro violenza, appena repressa, quanta viltà nella loro morale doppia e tripla e che schifo, che schifo quest'abitudine inetta di non assumersi mai mai e poi mai la responsabilità delle proprie azioni. Osceno esercizio di Potere, di un carnefice che pretende poi di essere amato e legittimato, riverito e coccolato e finanche ringraziato. Estrema beffa. E qui non parlo solo dei clienti delle prostitute. Metto insieme pensieri, anni di frasi e commenti, ricordi, come sempre mi accade, provando un acuto dolore quando mi immergo in questi ragionamenti che so (spero) mi costringeranno a cambiare con fatica incontro a delusioni e, ancora, rabbia. Perchè mica pretendo di essere diversa, io da ciò che odio, e anzi.  Corro e sudo, fino al torrente e indietro, corro e corro, con la faccia e i muscoli tesi. Non una, ma due volte, mi gridano dietro, gli uomini, mi gridano, le solite stronzate che gridano da una vita (la mia). E io corro, corro via. Via da loro. Perchè certe volte non ne posso più.

E non ditemi di non generalizzare, potrò anche io sfogarmi, o devo sempre sentirmi dire che e pensare a e cercare di capire che. Io cerco di capire che, ma troppa gente rifiuta di stare davanti allo specchio.  

Silvia 

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Vogliamo anche le rose

robi | 13 Luglio, 2008 18:39

Ho visto da poco "Vogliamo anche le rose". A me, è piaciuto, carino. Sarà che queste cose le guardo sempre pensando a qualche ignaro amico a cui consigliarle...sarà che riprendeva fili che partono chissà da dove e di recente son passati per le interviste di Agosti...per "Quanto vuoi?" [libro appena finito di inteviste a prostitute e...ehm "clienti" (ma su questo termine ci sarebbe forse da ragionare.?)  molto interessante, soprattutto dopo aver letto la Tabet]...sarà, sarà... ma se non mi ricordo male avevo raccolto commenti delusi a riguardo. L'avete visto voi? Che ne pensate?

Silvietta

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Lesbofemministe contro il mondo! Ma prima di tutto contro se stesse...

robi | 07 Luglio, 2008 21:02

               femministe

Fino a poco tempo fa credevo che il problema dell'ambiente in cui mi ritrovavo a muovermi consistesse in una mancanza di sensibilità condivisa verso le questioni di genere. Mi piaceva proprio usare questo termine, sensibilità, per sottolineare l'esperienza di vita a discapito dell'ideologia. Proprio per questo immaginavo che questa sensibilità potesse essere più facilmente sentita da chi, come lesbica o frocio, avesse già dovuto fare un percorso di autoriflessione sulla propria identità sessuale e sul sè in relazione ad un forte modello normativo. Da qualche giorno sto rivedendo i termini della questione: non c'e' un forte modello normativo ma ce ne sono molteplici e tutti sono soggetti a processi di inclusione ed esclusione. Come dire, la questione categoriale si frammenta e si complica notevolmente e nel ritrovarsi ad organizzare la festa di un gruppo di femministe e lesbiche devi tenere conto dei seguenti punti:

molte lesbiche diffidano delle femministe, le trovano noiose e sono disinteressate a discorsi politici, che le femministe amano fare in ogni momento, soprattutto ad una festa quando la gente è sbronza e più aperta ad essere convinta

molte femministe non vedono percorsi politici intrecciati con le lesbiche: molte femministe stanno bene con gli uomini e, si sa, le lesbiche odiano gli uomini e praticano sempre e comunque un separatismo violento

molte lesbiche diffidano dalle femministe, soprattutto se lesbiche, perchè non sono abbastanza attraenti: altra cosa sono le etero-lesbiche latenti apprezzate soprattutto ad una festa dove vuoi, di solito, rimorchiare

molte donne etero e non femministe diffidano di entrambe le categorie: provano un terrore primordiale, soprattutto verso le femministe che mirano ad attentare alla loro femminilità e a volerle renderle più simili agli uomini

molti uomini-ehmmm la maggior parte? quasi tutti? tranne forse i ragazzi delle lesbofemministe che hanno organizzato la festa e qualche amico gay- non ci pensano minimamente a mettere piede ad una festa di femministe e lesbiche perchè se il gruppo che l'ha organizzata si definisce femminista e lesbica allora vuol dire che:

-la festa è separatista

-il maschio appena possibile verrà aggredito

-non si rimorchia

-succederà qualcosa di spaventoso e inimmaginabile

-tutte le femministe odiano gli uomini e in generale chiunque abbia un pisello a meno che non sia stato costruito chirurgicamente: in quel caso, solo in quel caso, lo si tollera

 

La conseguenza è che prima di organizzare la prossima festa di lesbiche e femministe bisognerà lavorare sull'immaginario e sulle aspettative condivise o sorvolare sul tipo di gruppo politico che rappresenti, altrimenti ti dovrai aspettare poca, ben poca gente. Mi sa che dovevo nascere lesbica e nemica degli uomini per avere una degna rappresentanza in questo mondo.

 

 

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Emozioni- parte prima.

robi | 20 Maggio, 2008 11:11

cartina bubaque

 

I Bijagò, nell'arcipelago al largo della Guinea Bissau, ritengono che un essere umano non sia tale fino al momento in cui non ha sviluppato i n'atribà  ovvero tutto ciò che riguarda la sua sfera psichica a partire dai pensieri fino alle emozioni: per questo Chiara Pussetti, che ha fatto ricerca sul campo fra di loro, sceglie di tradurre n'atribà con pensiero/sentimento. La persona è costituita dal corpo e dal principio vitale strettamente legati fra loro ed è su tale unità che i n'atribà intervengono segnando l'individuo e rendendolo completo: la porosità del corpo lo rende aperto ad essere penetrato e modellato dall'esperienza. I n'atribà, infatti, non sono innati nell'individuo ma si formano nelle relazioni sociali, in particolare, attraverso i consigli degli anziani che arriveranno a modellare, contenere, e costruire le modalità di espressione e l'estetica dei pensieri/sentimento: i Bijagò sono educati al pensiero/sentimento attraverso un lavoro normativo che costruisce comportamenti emotivi socialmente appropriati  e ne esclude altri come antisociali.  I Bijagò sanno infatti che i n'atribà sono come il fuoco: necessari per vivere ma, se non opportunamente controllati, devastanti per il singolo come per la collettività. I sentimenti vanno dunque tenuti sotto controllo, moderati, resi innoqui annullando il loro potenziale eversivo. Particolari canali espressivi codificati socialmente lasciano spazio all'espressione di sentimenti che sono considerati pericolosi per il controllo e il mantenimento dell'ordine sociale: il canto, la danza, la poesia offrono la possibilità di esprimere socialmente sentimenti come il dolore, il desiderio, la paura, che più di altri sentimenti, possono arrivare a fare male, incidere in profondità il corpo, provocarne malattia e morte. Le emozioni, lontano dall'essere spontaneamente già presenti nell'uomo, sono dunque soggette ad un addestramento sociale: oggetto di apprendimento esplicito (i consigli educativi degli anziani) ed implicito (osservare, udire: essere immersi nelle relazioni sociali).

Il confronto con le nostre categorie è inevitabile: il corpo non è concepito come la parte fisica dell'essere umano in contrapposizione all'anima o alla psiche che, da un lato, costituisce la nostra sostanza come esseri umani e, dall'altro, la nostra particolarità come individui. Nel corpo trovano luogo sentimenti, emozioni, pensieri tanto quanto qualunque altro processo fisiologico e questo è possibile perchè il corpo è poroso, aperto, penetrabile, modificabile: la malattia è spesso ricondotta a pensieri/sentimento pericolosi perchè, senza essere adeguatamente moderati, diventano ricorrenti in modo ossessivo e lasciano segni sul corpo proprio o altrui. Non è presente nemmeno la dicotomia emotività- razionalità, in cui la seconda diventa tratto distintivo dell'uomo: i sentimenti non sono dissociati per i Bijagò dal pensare, sono entrambe capacità che vengono apprese insieme e che rendono tale l'essere umano distinguendolo dall'animale. Infine le emozioni sono frutto di una costruzione sociale, di un apprendimento che le distribuisce come appropriate o inappropriate secondo il diverso status dell'individuo: età, genere, posizione sociale. Le emozioni non sono innate, istintive, neutrali nè pure: sono legate al potere, alla gerarchia sociale, all'organizzazione sociale, alla concezione del sè e alle relazioni sociali.

 

Sento odore di tesi :) 

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