Hotel Costola*
Eccomi a postare il report – con quasi due mesi di recollection in tranquility, causa conclamato casino mentale – della conferenza della Cavarero a Fotografia Europea agli inizi di maggio a Reggio Emilia.
Pensavo avrei cominciato col parlarvi di cosa la Cavarero avesse cercato di dire con parole semplici a un uditorio generico circa l’immaginario di sé stessa in cui la donna è costretta ad aggirarsi,
sentendosi un ospite in casa propria.
E invece comincerò parlandovi del pubblico soprattutto rosa, la frazione della cui opinione mi interessa di
più-
Noto accanto a me una signora nei suoi tardi trent’anni con la figlia dodicenne, in complesso molte quarantenni, qualcuna intervenendo dichiara di essere ormai fuori dal femminismo (la setta!), qualcuna, con la voce rotta dall’emozione parla di lotte ancora in atto, un’altra ancora protesta perchè dichiara di non poter più odiare gli uomini da quando si è sposata e ha due figli per giunta un maschio e una femmina a cui praticamente non sa che cartoni animati non diseducativi far vedere, qualche uomo tace, qualche uomo annuisce, un tenero non più ragazzo dichiara a Adriana tutto il suo amore e la sua incapacità di relazionarsi con le donne, tutto ha il sapore di uno spazio intimo ma troppo piccolo per infilarci tutto quello che tutti i giorni pensiamo e arrotoliamo in matasse di pensieri, le mie matasse sono color della rabbia ma non intervengo nonostante per la mia età sia papabile per la rubrica di “cosa ne pensano le giovani”
Su tutto aleggia questa volontà di prendere le distanze dal femminismo, dai suoi sbagli, dai suoi eccessi
e mi dico ok. Ridiciamolo.
Ma con la Cavarero davanti fa strano perchè si vede benissimo che lei non si è per niente fossilizzata ma anzi va avanti a combattere su altri fronti contro potentissimi nemici dell’immaginario che bisogna cambiare dal dentro, armandosi d’astuzia dunque e non di forza,
lavorando col cucchiaino, come per i tunnel di evasione dalle prigioni,
ma qui mi sembra di capire, da ciò che si sente e vede tutto il giorno, c’e’ bisogno di una fuga da Alcatraz.
Prendiamo infatti ad esempio l’isola della baia di S. Francisco nota per aver ospitato il massimo carcere di sicurezza americano: diventerà probabilmente un albergo immerso in un parco naturalistico.
In cosa si trasforma la prigione dell’immaginario maschile in cui da sempre vive la donna?Ecco il trucco: gli uomini l’hanno trasformata in un hotel di lusso!
Ah!Ecco perchè!Pensavo fosse hotel e invece era una gabbia!
Ecco cosa volevo dire alla Cavarero e a tutte:
che sono poche quelle che si pongono il problema,
che hanno coscienza di quanto poco potere abbiamo su noi stesse, e di lì tutte le espropriazioni diventano lecite e purtroppo molto praticate sul corpo vero delle donne che è ancora e sempre donna- vittima. Corpo ferito, indifeso, violato, punito. Ma la parte migliore viene dal corpo- provocante ma provocante cosa?
Anche lì ci sorge il dubbio di dover calcolare come fattore provocante nella nostra esistenza il semplice fatto di camminare per strada e dare adito delle reazioni imprevedibili (e si va dal fischio allo stupro)
solo per il fatto- puramente casuale- di indossare un paio di tette e un culo! Ma dico io, chessaràmai!
E lì proprio nel camminare scosciatissime o vestitissime, baldacchinate e ombelichi al vento con la libertà di non essere per forza la puttana o viceversa la suora, nasce la parte più interessante e creativa del discorso che qui tento di approcciare sulla scia della riflessione della Cavarero.
Mi è piaciuta molto nell’incitamento alle donne a usare tutti i modi di esprimersi, anche quelli del corpo, riappropriandosene e usandolo come si voglia per creare un’immagine in cui riconoscersi maggiormente e
tuttavia sfuggire alla mano lunga dell’immaginario maschile
(che tuttavia, bisogna rassegnarsi, è il miserrimo luogo all’interno del quale lavorare)
che rinchiude la donna in poche figure archetipiche, che sono figure del suo desiderio
e del soddisfacimento di esso o delle sue paure di non poter dominare
(si cita la donna- madre, la donna- prostituta buona, la donna bella e cattiva, tutte nate per l’amore o la cura, a- razionali e corporee)
la Cavarero propone come alternativa Marlene Dietrich de L’Angelo Azzurro:
una figura potente, che usa la sua femminilità addirittura per dominare l’uomo e, da essere calcolatore e razionale, fa i suoi biechi interessi, che poi l’altro muoia d’amore e si ammazzi pure non sembra toccarla
più di tanto.
Ecco- obbiettavano alcune- è obbligatorio che l’uomo faccia la fine del topo?
No certo ma io credo che gli uomini dovrebbero avere una sana paura,
più di quella che hanno attualmente, delle donne.
E mi spiego: un’immagine forte non può che giocare a nostro favore.
Insomma io non mi permetterei di scherzare con qualcuno per cui nutro un reverente rispetto e un pizzico di paura. Invece con le donne si scherza troppo. Ci si permette di scherzare, sminuire, giudicare.
Allora basta! Comincio col dichiararmi a buon diritto femminista
Cambieremo la società dal di dentro con infinita pazienza giornaliera fatta di piccole decisioni fino a renderla su misura per le donne, intanto cercheremo di prendere il potere per le decisioni dall’alto per sancire un cambiamento che sta avvenendo anche senza leggi e riconoscimenti.
Tutte fuori dall’Hotel Costola!
Anna
*Espressione che vorrebbe sintetizzare l’odierna situazione della donna che vive nell’immaginario maschile di sé stessa, come in un albergo (ex luogo di detenzione) e riconosce con tutta la lucidità necessaria questo immaginario come una costruzione prettamente maschile: Eva forgiata dall’uomo (Dio) con pezzi di uomo (Costola).
2 comments ↓
eh già, se parlo di femminismo la gente mi guarda come se fossi un fossile che parla o un fenomeno da circo. Molte si affrettano a prenderne le distanze, che l’abbiano vissuto come momento storico, diciamo, o meno. Ma tutto questo spuntare le armi fin dalla terminologia usata, non è già una dichiarazione di resa?! Allora basta! come dici tu.
grazie