I Bijagò, nell’arcipelago al largo della Guinea Bissau, ritengono che un essere umano non sia tale fino al momento in cui non ha sviluppato i n’atribà ovvero tutto ciò che riguarda la sua sfera psichica a partire dai pensieri fino alle emozioni: per questo Chiara Pussetti, che ha fatto ricerca sul campo fra di loro, sceglie di tradurre n’atribà con pensiero/sentimento. La persona è costituita dal corpo e dal principio vitale strettamente legati fra loro ed è su tale unità che i n’atribà intervengono segnando l’individuo e rendendolo completo: la porosità del corpo lo rende aperto ad essere penetrato e modellato dall’esperienza. I n’atribà, infatti, non sono innati nell’individuo ma si formano nelle relazioni sociali, in particolare, attraverso i consigli degli anziani che arriveranno a modellare, contenere, e costruire le modalità di espressione e l’estetica dei pensieri/sentimento: i Bijagò sono educati al pensiero/sentimento attraverso un lavoro normativo che costruisce comportamenti emotivi socialmente appropriati e ne esclude altri come antisociali. I Bijagò sanno infatti che i n’atribà sono come il fuoco: necessari per vivere ma, se non opportunamente controllati, devastanti per il singolo come per la collettività. I sentimenti vanno dunque tenuti sotto controllo, moderati, resi innoqui annullando il loro potenziale eversivo. Particolari canali espressivi codificati socialmente lasciano spazio
all’espressione di sentimenti che sono considerati pericolosi per il
controllo e il mantenimento dell’ordine sociale: il canto, la danza, la poesia offrono la possibilità di esprimere socialmente sentimenti come il dolore, il desiderio, la paura, che più di altri sentimenti, possono arrivare a fare male, incidere in profondità il corpo, provocarne malattia e morte. Le emozioni, lontano dall’essere spontaneamente già presenti nell’uomo, sono dunque soggette ad un addestramento sociale: oggetto di apprendimento esplicito (i consigli educativi degli anziani) ed implicito (osservare, udire: essere immersi nelle relazioni sociali).
Il confronto con le nostre categorie è inevitabile: il corpo non è concepito come la parte fisica dell’essere umano in contrapposizione all’anima o alla psiche che, da un lato, costituisce la nostra sostanza come esseri umani e, dall’altro, la nostra particolarità come individui. Nel corpo trovano luogo sentimenti, emozioni, pensieri tanto quanto qualunque altro processo fisiologico e questo è possibile perchè il corpo è poroso, aperto, penetrabile, modificabile: la malattia è spesso ricondotta a pensieri/sentimento pericolosi perchè, senza essere adeguatamente moderati, diventano ricorrenti in modo ossessivo e lasciano segni sul corpo proprio o altrui. Non è presente nemmeno la dicotomia emotività- razionalità, in cui la seconda diventa tratto distintivo dell’uomo: i sentimenti non sono dissociati per i Bijagò dal pensare, sono entrambe capacità che vengono apprese insieme e che rendono tale l’essere umano distinguendolo dall’animale. Infine le emozioni sono frutto di una costruzione sociale, di un apprendimento che le distribuisce come appropriate o inappropriate secondo il diverso status dell’individuo: età, genere, posizione sociale. Le emozioni non sono innate, istintive, neutrali nè pure: sono legate al potere, alla gerarchia sociale, all’organizzazione sociale, alla concezione del sè e alle relazioni sociali.
Sento odore di tesi ๐
1 comment so far ↓
kGuGUB Wow! That’s a really neat asnwer!