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Luglio 18th, 2008 — categorie apolidi, frivolezze, il personale è politico

I sex toys rallegrano la donna (e non solo) oltre che emanciparla da un sesso eteronormato, orientato alla procreazione e al piacere altrui: per conoscersi e sperimentare, per essere autonome in ogni momento ricordando che anche la condivisione può essere piacevole 😉 Eccovi un bel link di giocattoli, costosi ma carini:
www.yobaparis.com
Ed ecco un altro bel progetto spagnolo che unisce i sex toys, il riutilizzo della tecnologia e il do it yourself :
http://www.sindominio.net/~bricolaje/brico/bricoangl.html
Le Bricolaje sexual organizzano workshop in cui imparare a costruire giocattoli sessuali a partire da tecnologia di scarto. Un esempio, ricavare delle palline vaginali da quelle inutilizzate di vecchi mouse. Geniale!

Buon divertimento creativo a tutt*
Luglio 13th, 2008 — categorie apolidi
Vado a correre. Son lì che sudo tossine e rabbia per il caldo e l’afa e per aver appena chiuso questo libro che ho citato già, questo libro in cui parlano prostitute e clienti. Che miseria questi uomini, piedistalli del loro cazzo, quanta meschinità nella loro ipocrisia nella loro violenza, appena repressa, quanta viltà nella loro morale doppia e tripla e che schifo, che schifo quest’abitudine inetta di non assumersi mai mai e poi mai la responsabilità delle proprie azioni. Osceno esercizio di Potere, di un carnefice che pretende poi di essere amato e legittimato, riverito e coccolato e finanche ringraziato. Estrema beffa. E qui non parlo solo dei clienti delle prostitute. Metto insieme pensieri, anni di frasi e commenti, ricordi, come sempre mi accade, provando un acuto dolore quando mi immergo in questi ragionamenti che so (spero) mi costringeranno a cambiare con fatica incontro a delusioni e, ancora, rabbia. Perchè mica pretendo di essere diversa, io da ciò che odio, e anzi. Corro e sudo, fino al torrente e indietro, corro e corro, con la faccia e i muscoli tesi. Non una, ma due volte, mi gridano dietro, gli uomini, mi gridano, le solite stronzate che gridano da una vita (la mia). E io corro, corro via. Via da loro. Perchè certe volte non ne posso più.
E non ditemi di non generalizzare, potrò anche io sfogarmi, o devo sempre sentirmi dire che e pensare a e cercare di capire che. Io cerco di capire che, ma troppa gente rifiuta di stare davanti allo specchio.
Silvia
Luglio 13th, 2008 — categorie apolidi
Ho visto da poco "Vogliamo anche le rose". A me, è piaciuto, carino. Sarà che queste cose le guardo sempre pensando a qualche ignaro amico a cui consigliarle…sarà che riprendeva fili che partono chissà da dove e di recente son passati per le interviste di Agosti…per "Quanto vuoi?" [libro appena finito di inteviste a prostitute e…ehm "clienti" (ma su questo termine ci sarebbe forse da ragionare.?) molto interessante, soprattutto dopo aver letto la Tabet]…sarà, sarà… ma se non mi ricordo male avevo raccolto commenti delusi a riguardo. L’avete visto voi? Che ne pensate?
Silvietta
Luglio 7th, 2008 — categorie apolidi, racconti
Fino a poco tempo fa credevo che il problema dell’ambiente in cui mi ritrovavo a muovermi consistesse in una mancanza di sensibilità condivisa verso le questioni di genere. Mi piaceva proprio usare questo termine, sensibilità, per sottolineare l’esperienza di vita a discapito dell’ideologia. Proprio per questo immaginavo che questa sensibilità potesse essere più facilmente sentita da chi, come lesbica o frocio, avesse già dovuto fare un percorso di autoriflessione sulla propria identità sessuale e sul sè in relazione ad un forte modello normativo. Da qualche giorno sto rivedendo i termini della questione: non c’e’ un forte modello normativo ma ce ne sono molteplici e tutti sono soggetti a processi di inclusione ed esclusione. Come dire, la questione categoriale si frammenta e si complica notevolmente e nel ritrovarsi ad organizzare la festa di un gruppo di femministe e lesbiche devi tenere conto dei seguenti punti:
molte lesbiche diffidano delle femministe, le trovano noiose e sono disinteressate a discorsi politici, che le femministe amano fare in ogni momento, soprattutto ad una festa quando la gente è sbronza e più aperta ad essere convinta
molte femministe non vedono percorsi politici intrecciati con le lesbiche: molte femministe stanno bene con gli uomini e, si sa, le lesbiche odiano gli uomini e praticano sempre e comunque un separatismo violento
molte lesbiche diffidano dalle femministe, soprattutto se lesbiche, perchè non sono abbastanza attraenti: altra cosa sono le etero-lesbiche latenti apprezzate soprattutto ad una festa dove vuoi, di solito, rimorchiare
molte donne etero e non femministe diffidano di entrambe le categorie: provano un terrore primordiale, soprattutto verso le femministe che mirano ad attentare alla loro femminilità e a volerle renderle più simili agli uomini
molti uomini-ehmmm la maggior parte? quasi tutti? tranne forse i ragazzi delle lesbofemministe che hanno organizzato la festa e qualche amico gay- non ci pensano minimamente a mettere piede ad una festa di femministe e lesbiche perchè se il gruppo che l’ha organizzata si definisce femminista e lesbica allora vuol dire che:
-la festa è separatista
-il maschio appena possibile verrà aggredito
-non si rimorchia
-succederà qualcosa di spaventoso e inimmaginabile
-tutte le femministe odiano gli uomini e in generale chiunque abbia un pisello a meno che non sia stato costruito chirurgicamente: in quel caso, solo in quel caso, lo si tollera
La conseguenza è che prima di organizzare la prossima festa di lesbiche e femministe bisognerà lavorare sull’immaginario e sulle aspettative condivise o sorvolare sul tipo di gruppo politico che rappresenti, altrimenti ti dovrai aspettare poca, ben poca gente. Mi sa che dovevo nascere lesbica e nemica degli uomini per avere una degna rappresentanza in questo mondo.
Maggio 20th, 2008 — categorie apolidi, racconti
I Bijagò, nell’arcipelago al largo della Guinea Bissau, ritengono che un essere umano non sia tale fino al momento in cui non ha sviluppato i n’atribà ovvero tutto ciò che riguarda la sua sfera psichica a partire dai pensieri fino alle emozioni: per questo Chiara Pussetti, che ha fatto ricerca sul campo fra di loro, sceglie di tradurre n’atribà con pensiero/sentimento. La persona è costituita dal corpo e dal principio vitale strettamente legati fra loro ed è su tale unità che i n’atribà intervengono segnando l’individuo e rendendolo completo: la porosità del corpo lo rende aperto ad essere penetrato e modellato dall’esperienza. I n’atribà, infatti, non sono innati nell’individuo ma si formano nelle relazioni sociali, in particolare, attraverso i consigli degli anziani che arriveranno a modellare, contenere, e costruire le modalità di espressione e l’estetica dei pensieri/sentimento: i Bijagò sono educati al pensiero/sentimento attraverso un lavoro normativo che costruisce comportamenti emotivi socialmente appropriati e ne esclude altri come antisociali. I Bijagò sanno infatti che i n’atribà sono come il fuoco: necessari per vivere ma, se non opportunamente controllati, devastanti per il singolo come per la collettività. I sentimenti vanno dunque tenuti sotto controllo, moderati, resi innoqui annullando il loro potenziale eversivo. Particolari canali espressivi codificati socialmente lasciano spazio
all’espressione di sentimenti che sono considerati pericolosi per il
controllo e il mantenimento dell’ordine sociale: il canto, la danza, la poesia offrono la possibilità di esprimere socialmente sentimenti come il dolore, il desiderio, la paura, che più di altri sentimenti, possono arrivare a fare male, incidere in profondità il corpo, provocarne malattia e morte. Le emozioni, lontano dall’essere spontaneamente già presenti nell’uomo, sono dunque soggette ad un addestramento sociale: oggetto di apprendimento esplicito (i consigli educativi degli anziani) ed implicito (osservare, udire: essere immersi nelle relazioni sociali).
Il confronto con le nostre categorie è inevitabile: il corpo non è concepito come la parte fisica dell’essere umano in contrapposizione all’anima o alla psiche che, da un lato, costituisce la nostra sostanza come esseri umani e, dall’altro, la nostra particolarità come individui. Nel corpo trovano luogo sentimenti, emozioni, pensieri tanto quanto qualunque altro processo fisiologico e questo è possibile perchè il corpo è poroso, aperto, penetrabile, modificabile: la malattia è spesso ricondotta a pensieri/sentimento pericolosi perchè, senza essere adeguatamente moderati, diventano ricorrenti in modo ossessivo e lasciano segni sul corpo proprio o altrui. Non è presente nemmeno la dicotomia emotività- razionalità, in cui la seconda diventa tratto distintivo dell’uomo: i sentimenti non sono dissociati per i Bijagò dal pensare, sono entrambe capacità che vengono apprese insieme e che rendono tale l’essere umano distinguendolo dall’animale. Infine le emozioni sono frutto di una costruzione sociale, di un apprendimento che le distribuisce come appropriate o inappropriate secondo il diverso status dell’individuo: età, genere, posizione sociale. Le emozioni non sono innate, istintive, neutrali nè pure: sono legate al potere, alla gerarchia sociale, all’organizzazione sociale, alla concezione del sè e alle relazioni sociali.
Sento odore di tesi 🙂
Maggio 15th, 2008 — categorie apolidi
"Brava? Bella? Perfetta?" Eccomi qua, mi vuoi controllata? Vuoi che
controlli le mie debolezze? Le mie pulsioni? I miei desideri? Allora ecco,
senza ipocrisie, questa è tua figlia (la tua ragazza, tua sorella, la tua
amica…) che si lascia morire di fame, alla ricerca di un’ascetica
perfezione del corpo e dello spirito. E poi non dire che non è questo che mi
stavi chiedendo. Comunque ora lo chiedo io. Io mi impongo, io decido, io mi
controllo".
Controllo, autocontrollo, libertà. (dice Silvia)
"Io mi impongo, io decido, io mi controllo"… m’impongo decidendo di controllarmi, m’impongo su di te, uomo o donna che cerca di plasmarmi secondo la sua immagine, e m’impongo su di me, mi costringo, mi controllo… mi lascio morire di fame.
è una libertà l’autocontrollo? è possibile liberarmi dallo sguardo dell’altro opponendomi a questo sguardo? o è una libertà coatta?
Cosa c’è alle spalle e dentro questo feroce rifiuto che mi costringe a consumarmi? a svuotare lo stomaco per sentirmi viva?
"Questa è tua figlia che si lascia morire di fame… E poi non dire che non è questo che mi stavi chiedendo… Ora lo chiedo io"
M’immagino gli occhi iniettati di sangue di questo fascio di nervi
un solco fra le ciglia e due labbra sarcastiche sputare –
"E poi non dire" …che non mi hai mai piantato un coltello fra i reni
cerco solo di renderlo visibile, di renderlo reale perchè tutti vedano
perchè tu veda
la ferita che solo potevo sentire
che non potevo vedere, fra i reni
"ora lo chiedo io", ora prendo in mano io il controllo ora prendo in mano il coltello
e mi pugnalo, mi tagliuzzo mi sfregio
perchè non voglio vivere in questo corpo in cui hai impresso il tuo nome
non voglio vivere in questo corpo esposto fragile aperto
alle tue mani.
Realizzo la morte a cui nessuno credeva.
Quando mi controllo mi proteggo?
E se mangiassi, se accettassi di esserci, come potrei proteggermi?
é possibile di fronte ad un bivio trovare una terza via? Non fermarmi mettendomi una mano sugli occhi, non interiorizzare la norma ma nemmeno vivere (o morire) oponendomi ad essa? Non è una domanda retorica.
luci
Maggio 15th, 2008 — categorie apolidi
Qualche giorno fa ho visto a Padova un documentario sul cambiamento di sesso in Iran – Rooz-e-tavalod (Il compleanno) di Daisy Mohr e Negin Kianfar. C’è un punto che in particolare mi ha colpito e che non riuscivo a capire, data anche la scarsa conoscenza che ho di di questo Paese (…e forse anche della transessualità): com’è possibile che per gli omosessuali ci sia la pena di morte mentre il cambiamento di sesso non fa problema? Ovviamente l’opinione pubblica non è poi così aperta verso i transessuali ma resta il fatto che a livello legale è possibile operarsi così come cambiare il certificato di nascita nel tempo record di due settimane.
???
Tra una cosa e l’altra ho pensato che forse per una persona rigidamente eterosessuale, nel senso di una persona che vede nel rapporto eterosessuale l’unica possibilità ammissibile per sè e per gli altri, è più facile pensare ad una MtF o un FtM che non ad un uomo o una donna omosessuali. é più facile com’è facile dire – se ti piaccono le donne sei un uomo o DEVI esserlo (e viceversa) – ma mi sembrava talmente facile …che non c’ho creduto!!
Poi ieri sera incontro un’amica iraniana e le racconto le mie perplessità. La risposta – Durante la rivoluzione culturale, un certo xxx ha proposto il cambio di sesso proprio per risolvere il problema dell’omosessualità.
Ho dovuto crederci.
Ma mi rimane un altro dubbio: per un omosessuale è preferibile il cambio di sesso forzato o la pena di morte?
Altre questioni… che non riesco bene a comporre:
Ho letto sul sito di presentazione della rassegna cinematografica: "Perchè un uomo libero dovrebbe decidere di diventare donna non-libera costretta a vivere velata?" ma al contempo la protagonista MtF sosteneva che il velo, soprattutto per una transessuale, è una protezione.
Data la domanda proposta, mi chiedo: ma qualcuno forse pensa che un uomo vuole diventare donna per vivere una condizione migliore a livello sociale?!? Non sono altre le ragioni?
In più: che una donna (che sia o meno transessuale) si senta protetta dietro un velo, cosa nasconde? cosa nasconde il velo? la dignità della donna o l’impulso allo stupro?
luci
Maggio 8th, 2008 — categorie apolidi
Ho ricevuto un invito buffissimo ad andare a questa festa sabato sera:
Come cavolo ci si traveste ad una serata del genere? Visto il film e visto che la parte della trans la fa un’attrice donna che finge di essere un uomo che diventa donna pensavo di vestirmi da drag queen. Detto poco, eh?! L. mi servirebbe proprio la tua pelliccia viola 🙂