Vado a correre. Son lì che sudo tossine e rabbia per il caldo e l’afa e per aver appena chiuso questo libro che ho citato già, questo libro in cui parlano prostitute e clienti. Che miseria questi uomini, piedistalli del loro cazzo, quanta meschinità nella loro ipocrisia nella loro violenza, appena repressa, quanta viltà nella loro morale doppia e tripla e che schifo, che schifo quest’abitudine inetta di non assumersi mai mai e poi mai la responsabilità delle proprie azioni. Osceno esercizio di Potere, di un carnefice che pretende poi di essere amato e legittimato, riverito e coccolato e finanche ringraziato. Estrema beffa. E qui non parlo solo dei clienti delle prostitute. Metto insieme pensieri, anni di frasi e commenti, ricordi, come sempre mi accade, provando un acuto dolore quando mi immergo in questi ragionamenti che so (spero) mi costringeranno a cambiare con fatica incontro a delusioni e, ancora, rabbia. Perchè mica pretendo di essere diversa, io da ciò che odio, e anzi. Corro e sudo, fino al torrente e indietro, corro e corro, con la faccia e i muscoli tesi. Non una, ma due volte, mi gridano dietro, gli uomini, mi gridano, le solite stronzate che gridano da una vita (la mia). E io corro, corro via. Via da loro. Perchè certe volte non ne posso più.
E non ditemi di non generalizzare, potrò anche io sfogarmi, o devo sempre sentirmi dire che e pensare a e cercare di capire che. Io cerco di capire che, ma troppa gente rifiuta di stare davanti allo specchio.
Silvia