Nuove e vecchie cose

Sembrerebbe che questo blog da collettivo sia diventato singolo. Rimango reduce io.

Do it yourself/do it with others

sex toys

I sex toys rallegrano la donna (e non solo) oltre che emanciparla da un sesso eteronormato, orientato alla procreazione e al piacere altrui: per conoscersi e sperimentare, per essere autonome in ogni momento ricordando che anche la condivisione può essere piacevole ;)  Eccovi un bel link di giocattoli, costosi ma carini:

 www.yobaparis.com

 

Ed ecco un altro bel progetto spagnolo che unisce i sex toys, il riutilizzo della tecnologia e il do it yourself :

http://www.sindominio.net/~bricolaje/brico/bricoangl.html

 

Le Bricolaje sexual organizzano workshop in cui imparare a costruire giocattoli sessuali a partire da tecnologia di scarto. Un esempio, ricavare delle palline vaginali da quelle inutilizzate di vecchi mouse. Geniale!

 

sex handcraft

 

Buon divertimento creativo a tutt* 

 

Certe volte non ne posso più

Vado a correre. Son lì che sudo tossine e rabbia per il caldo e l’afa e per aver appena chiuso questo libro che ho citato già, questo libro in cui parlano prostitute e clienti. Che miseria questi uomini, piedistalli del loro cazzo, quanta meschinità nella loro ipocrisia nella loro violenza, appena repressa, quanta viltà nella loro morale doppia e tripla e che schifo, che schifo quest’abitudine inetta di non assumersi mai mai e poi mai la responsabilità delle proprie azioni. Osceno esercizio di Potere, di un carnefice che pretende poi di essere amato e legittimato, riverito e coccolato e finanche ringraziato. Estrema beffa. E qui non parlo solo dei clienti delle prostitute. Metto insieme pensieri, anni di frasi e commenti, ricordi, come sempre mi accade, provando un acuto dolore quando mi immergo in questi ragionamenti che so (spero) mi costringeranno a cambiare con fatica incontro a delusioni e, ancora, rabbia. Perchè mica pretendo di essere diversa, io da ciò che odio, e anzi.  Corro e sudo, fino al torrente e indietro, corro e corro, con la faccia e i muscoli tesi. Non una, ma due volte, mi gridano dietro, gli uomini, mi gridano, le solite stronzate che gridano da una vita (la mia). E io corro, corro via. Via da loro. Perchè certe volte non ne posso più.

E non ditemi di non generalizzare, potrò anche io sfogarmi, o devo sempre sentirmi dire che e pensare a e cercare di capire che. Io cerco di capire che, ma troppa gente rifiuta di stare davanti allo specchio.  

Silvia 

Vogliamo anche le rose

Ho visto da poco "Vogliamo anche le rose". A me, è piaciuto, carino. Sarà che queste cose le guardo sempre pensando a qualche ignaro amico a cui consigliarle…sarà che riprendeva fili che partono chissà da dove e di recente son passati per le interviste di Agosti…per "Quanto vuoi?" [libro appena finito di inteviste a prostitute e...ehm "clienti" (ma su questo termine ci sarebbe forse da ragionare.?)  molto interessante, soprattutto dopo aver letto la Tabet]…sarà, sarà… ma se non mi ricordo male avevo raccolto commenti delusi a riguardo. L’avete visto voi? Che ne pensate?

Silvietta

Lesbofemministe contro il mondo! Ma prima di tutto contro se stesse…

               femministe

Fino a poco tempo fa credevo che il problema dell’ambiente in cui mi ritrovavo a muovermi consistesse in una mancanza di sensibilità condivisa verso le questioni di genere. Mi piaceva proprio usare questo termine, sensibilità, per sottolineare l’esperienza di vita a discapito dell’ideologia. Proprio per questo immaginavo che questa sensibilità potesse essere più facilmente sentita da chi, come lesbica o frocio, avesse già dovuto fare un percorso di autoriflessione sulla propria identità sessuale e sul sè in relazione ad un forte modello normativo. Da qualche giorno sto rivedendo i termini della questione: non c’e’ un forte modello normativo ma ce ne sono molteplici e tutti sono soggetti a processi di inclusione ed esclusione. Come dire, la questione categoriale si frammenta e si complica notevolmente e nel ritrovarsi ad organizzare la festa di un gruppo di femministe e lesbiche devi tenere conto dei seguenti punti:

molte lesbiche diffidano delle femministe, le trovano noiose e sono disinteressate a discorsi politici, che le femministe amano fare in ogni momento, soprattutto ad una festa quando la gente è sbronza e più aperta ad essere convinta

molte femministe non vedono percorsi politici intrecciati con le lesbiche: molte femministe stanno bene con gli uomini e, si sa, le lesbiche odiano gli uomini e praticano sempre e comunque un separatismo violento

molte lesbiche diffidano dalle femministe, soprattutto se lesbiche, perchè non sono abbastanza attraenti: altra cosa sono le etero-lesbiche latenti apprezzate soprattutto ad una festa dove vuoi, di solito, rimorchiare

molte donne etero e non femministe diffidano di entrambe le categorie: provano un terrore primordiale, soprattutto verso le femministe che mirano ad attentare alla loro femminilità e a volerle renderle più simili agli uomini

molti uomini-ehmmm la maggior parte? quasi tutti? tranne forse i ragazzi delle lesbofemministe che hanno organizzato la festa e qualche amico gay- non ci pensano minimamente a mettere piede ad una festa di femministe e lesbiche perchè se il gruppo che l’ha organizzata si definisce femminista e lesbica allora vuol dire che:

-la festa è separatista

-il maschio appena possibile verrà aggredito

-non si rimorchia

-succederà qualcosa di spaventoso e inimmaginabile

-tutte le femministe odiano gli uomini e in generale chiunque abbia un pisello a meno che non sia stato costruito chirurgicamente: in quel caso, solo in quel caso, lo si tollera

 

La conseguenza è che prima di organizzare la prossima festa di lesbiche e femministe bisognerà lavorare sull’immaginario e sulle aspettative condivise o sorvolare sul tipo di gruppo politico che rappresenti, altrimenti ti dovrai aspettare poca, ben poca gente. Mi sa che dovevo nascere lesbica e nemica degli uomini per avere una degna rappresentanza in questo mondo.

 

 

Hotel Costola

Hotel Costola*

 

Eccomi a postare il report – con quasi due mesi di recollection in tranquility, causa conclamato casino mentale – della conferenza della Cavarero a Fotografia Europea agli inizi di maggio a Reggio Emilia.

 

Pensavo avrei cominciato col parlarvi di cosa la Cavarero avesse cercato di dire con parole semplici a un uditorio generico circa l’immaginario di sé stessa in cui la donna è costretta ad aggirarsi,

sentendosi un ospite in casa propria.

E invece comincerò parlandovi del pubblico soprattutto rosa, la frazione della cui opinione mi interessa di

più-

Noto accanto a me una signora nei suoi tardi trent’anni con la figlia dodicenne, in complesso molte quarantenni, qualcuna intervenendo dichiara di essere ormai fuori dal femminismo (la setta!), qualcuna, con la voce rotta dall’emozione parla di lotte ancora in atto, un’altra ancora protesta perchè dichiara di non poter più odiare gli uomini da quando si è sposata e ha due figli per giunta un maschio e una femmina a cui praticamente non sa che cartoni animati non diseducativi far vedere, qualche uomo tace, qualche uomo annuisce, un tenero non più ragazzo dichiara a Adriana tutto il suo amore e la sua incapacità di relazionarsi con le donne, tutto ha il sapore di uno spazio intimo ma troppo piccolo per infilarci tutto quello che tutti i giorni pensiamo e arrotoliamo in matasse di pensieri, le mie matasse sono color della rabbia ma non intervengo nonostante per la mia età sia papabile per la rubrica di “cosa ne pensano le giovani”

 

Su tutto aleggia questa volontà di prendere le distanze dal femminismo, dai suoi sbagli, dai suoi eccessi

e mi dico ok. Ridiciamolo.

Ma con la Cavarero davanti fa strano perchè si vede benissimo che lei non si è per niente fossilizzata ma anzi va avanti a combattere su altri fronti contro potentissimi nemici dell’immaginario che bisogna cambiare dal dentro, armandosi d’astuzia dunque e non di forza,

 lavorando col cucchiaino, come per i tunnel di evasione dalle prigioni,

ma qui mi sembra di capire, da ciò che si sente e vede tutto il giorno, c’e’ bisogno di una fuga da Alcatraz.

Prendiamo infatti ad esempio l’isola della baia di S. Francisco nota per aver ospitato il massimo carcere di sicurezza americano: diventerà probabilmente un albergo immerso in un parco naturalistico.

In cosa si trasforma la prigione dell’immaginario maschile in cui da sempre vive la donna?Ecco il trucco: gli uomini l’hanno trasformata in un hotel di lusso!

Ah!Ecco perchè!Pensavo fosse hotel e invece era una gabbia!

Ecco cosa volevo dire alla Cavarero e a tutte:

che sono poche quelle che si pongono il problema,

che hanno coscienza di quanto poco potere abbiamo su noi stesse, e di lì tutte le espropriazioni diventano lecite e purtroppo molto praticate sul corpo vero delle donne che è ancora e sempre donna- vittima. Corpo ferito, indifeso, violato, punito. Ma la parte migliore viene dal corpo- provocante  ma provocante cosa?

Anche lì ci sorge il dubbio di dover calcolare come fattore provocante nella nostra esistenza il semplice fatto di camminare per strada e dare adito delle reazioni imprevedibili (e si va dal fischio allo stupro)

solo per il fatto- puramente casuale- di indossare un paio di tette e un culo! Ma dico io, chessaràmai!

E lì proprio nel camminare scosciatissime o vestitissime, baldacchinate e ombelichi al vento con la libertà di non essere per forza la puttana o viceversa la suora, nasce la parte più interessante e creativa del discorso che qui tento di approcciare sulla scia della riflessione della Cavarero.

Mi è piaciuta molto nell’incitamento alle donne a usare tutti i modi di esprimersi, anche quelli del corpo, riappropriandosene e usandolo come si voglia per creare un’immagine in cui riconoscersi maggiormente e

tuttavia sfuggire alla mano lunga dell’immaginario maschile

(che tuttavia, bisogna rassegnarsi, è il miserrimo luogo all’interno del quale lavorare) 

che rinchiude la donna in poche figure archetipiche, che sono figure del suo desiderio

e del soddisfacimento di esso o delle sue paure di non poter dominare

 (si cita la donna- madre, la donna- prostituta buona, la donna bella e cattiva, tutte nate per l’amore o la cura, a- razionali e corporee)

la Cavarero propone come alternativa Marlene Dietrich de L’Angelo Azzurro:

una figura potente, che usa la sua femminilità addirittura per dominare l’uomo e, da essere calcolatore e razionale, fa i suoi biechi interessi, che poi l’altro muoia d’amore e si ammazzi pure non sembra toccarla

più di tanto.

Ecco­- obbiettavano alcune- è obbligatorio che l’uomo faccia la fine del topo?

No certo ma io credo che gli uomini dovrebbero avere una sana paura,

più di quella che hanno attualmente, delle donne.

E mi spiego: un’immagine forte non può che giocare a nostro favore.

Insomma io non mi permetterei di scherzare con qualcuno per cui nutro un reverente rispetto e un pizzico di paura. Invece con le donne si scherza troppo. Ci si permette di scherzare, sminuire, giudicare.

Allora basta! Comincio col dichiararmi a buon diritto femminista         

Cambieremo la società dal di dentro con infinita pazienza giornaliera fatta di piccole decisioni fino a renderla su misura per le donne, intanto cercheremo di prendere il potere per le decisioni dall’alto per sancire un cambiamento che sta avvenendo anche senza leggi e riconoscimenti.

Tutte fuori dall’Hotel Costola!

 

Anna

  

*Espressione che vorrebbe sintetizzare l’odierna situazione della donna che vive nell’immaginario maschile di sé stessa, come in un albergo (ex luogo di detenzione) e riconosce  con tutta la lucidità necessaria questo immaginario come una costruzione prettamente maschile: Eva forgiata dall’uomo (Dio) con pezzi di uomo (Costola).

Incontri

carlasong

Ieri sera ho visto La canzone di Carla di Ken Loach con due fratelli nicaraguanensi: non so se fosse il vino, il fatto che, soprattutto nella seconda parte ambientata in Nicaragua, Carlos guidava la nostra visione con dei commenti e precisazioni, o il fatto che il fratello, un vero simpatico, teatrante, buffone di sedici anni, cantava adrenalinico ed emozionato le canzoni del film, ma alla fine avevo un groppo allo stomaco notevole. Avrei voluto fare mille domande a Carlos ma le avrei poste male (sarò pessima nel fare ricerca sul campo, già lo so). Per il momento l’America latina continua a rimuginarmi in testa: chissà che finalmente non legga Le vene aperte dell’ America latina.

Gnocche, politica, diritti e pride.

pride bologna

 

A maggior ragione dopo le dichiarazioni di una di quelle gnocche che fanno presenza nel nuovo governo giocando a fare le italiane medie sceme e dipendenti dalle pacche amichevoli sulle spalle (o sul culo a seconda della situazione) di qualche vecchio con il potere, direi che ho gran voglia di andare al gay pride di Bologna. E, aggiungerei, che del patrocinio del governo me ne frega ben poco. Però vorrei linkare la giustificazione alle proprie affermazioni imbarazzanti che la gnocca di cui sopra ha pubblicato nel suo blog.  In particolare trovo divertente questo passaggio:

  <Sono cosciente delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle
universita’ e nei luoghi di lavoro e credo che l’Italia abbia il dovere
di contrastarle con fermezza. Detto questo, pero’, il movimento Glbt
non puo’ pretendere per le coppie omosessuali ne’ riconoscimenti simili
a quelli garantiti alla famiglia, ne’ il patrocinio del Governo a
manifestazioni che rispondono piu’ a logiche esibizionistiche che ad
altro>           

Uno di quei momenti in cui non mi sento proprio di sostenere la 50e50.
Direi che non si poteva aspirare a niente di meglio dalla ministra delle pari opportunità: rispetto per le pari opportunità di chiunque, logica ferrea del discorso, totale mancanza di contraddizione interna (probabilmente è contraria all’uso del termine frocio perchè denigratorio ma per quel che riguarda mettere sullo stesso piano relazioni etero e relazioni gay non se ne parla: dopotutto nel primo caso si sfornano figli nel secondo si è inutilmente sterili! cosa che rende di conseguenza l’Amore Vero meno vero e quindi con meno diritto al riconoscimento: ma qualcuno può spiegare a queste persone che la storia della cicogna non è vera e che i figli li puoi fare in diversi modi che non hanno nulla a che vedere con l’amore e nemmeno necessariamente col sesso!?), forti giustificazioni a supportare il proprio programma (la prima cosa che ho pensato una volta letto questo passaggio è stato <perchè no?> . No perchè sembra un’evidenza biologica piuttosto che una scelta politica e morale avere pari diritti per coppie etero e omo o non averli, e se è una scelta politica vorrei fosse spiegata, magari con migliori giustificazioni della solita Famiglia, etero, monogama, procreativa, poco divertente ma molto amorevole e nevrotica incisa nel Dna della cultura italiana immutabile e sostanziale: da allora e per sempre. Una cultura che pesa questa e di cui, insieme al concetto di identità, in politica si abusa troppo spesso in modo errato). 

E se non basta, rallegratevi anche con quest’altro bel pensierino sulla famiglia e la donna ideale secondo la Carfagna. Infine, la rete nazionale delle Sommosse ha deciso di replicare al suo intervento ad un dibattito che si è tenuto sul quotidiano La Repubblica sulla violenza contro le donne. Buona lettura. 

Rinfoltiamo le fila della resistenza.

Mi è arrivato questo appello via mail, mi è venuto voglia di convincerle a venire in Italia:

 

 
Call
for people/contacts/information

as some of you might already know we
have the idea of bulding up a queer-feminist collective in the
countryside.

Now we need YOU because you might know

  1. people who have a similar idea to
    ours and maybe want to join us

  2. collectivs that are loooking for
    new people or that can share experiences/information with us

  3. suitable places/empty houses on
    the countrside

About us:

we are a berlin based new founded group
of six persons and we just started the whole process of discussing
our political and social ideas/wishes/dreams…so far what`s already
clear is that we want:

  • a project in the countryside
    (preferable in southern europe like spain or portugal)

  • to live with people of all
    genders, who are interested in queer-feminist ideas/struggles

  • to develop a way of living and
    working together that is taking care of everyones needs and
    possibilities and solves problems in a consensual way.

  • to learn about communication and
    how to avoid hierarchies inside our collective

  • to build up alternatives to
    the individualized way of life inside of our capitalist society. We
    would appreciate to do this meanwhile getting involved in the
    regional affairs of the would-be
    place.

  • to create a space that is as safe
    as possible for people who are affected by structural
    opression/violence→ therefore have enough space to reflect on our
    own internalized thoughts and actions of oppression.

 

It would be great if you
could forward this email to people that could help us or be
interested or just send us all the information you have!

Contact: auf-ins-gruene@riseup.net

Thank you very much for your help!

D’AMORE SI VIVE

   Vi consiglio di vedere "D’amore si vive": interviste su amore e sesso e sessualità raccolte da Silvano Agosti (1984). Tra gli intervistati un bambino, una donna regolarmente sposata con un figlio, una prostituta, un travestito, un* transessuale.  (Neanche un uomo che si senta rappresentante della virilità tradizionale, come mai?!). 

   Una miriade di spunti: non solo per ciò che viene detto, ma soprattutto per ciò che si tace, non si riesce a dire, per ciò che si cerca di celare dietro a risate, silenzi, occhi bassi, eppure trapela, si scorge, braccato si esprime con frasi vaghe, giri di parole, sospiri. Come se mancassero le parole per dire, come se la vergogna, come se la solitudine, come se la gioia…come se, come se… 

   Rifletto sull’ambivalenza del pudore, che protegge e distrugge spazi di intimità, di libertà, sulla capillarità della paura:  dell’incontro, del confronto, della solitudine. Rifletto sulle potenzialità (represse, ma pur sempre potenzialità) che questa paura inibisce… vabbeh, guardatelo, poi ne parliamo!

   Se qualcuna l’ha già visto mi dica che ne pensa!

Silvietta