Della miseria di certe presunte aperture.

Ho rivisto alla manifestazione di sabato a Verona un sacco di amici che
non vedevo da mesi. Qualcuno da anni: come P. un amico anarchico che da
almeno 3 anni aveva lasciato Venezia per altri luoghi. Mi ha fatto
piacere, inizialmente. Però, dopo 5 minuti di aggiornamenti reciproci
mi chiede se mi ero legata a qualche gruppo politico in particolare.
Rispondo: negli ultimi anni mi sono avvicinata al femminismo.
Replica sua: oh dio, ma non va più di moda sai. Proiezione mia:
gomitata in faccia. Invece: risata, già perchè invece l’anarchismo va
proprio sulla cresta dell’onda… Tra le altre cose stava per partire
per il suo annuale ritiro di lavoro stagionale in alta montagna con
mucche e altre mucche. Poprio di gran moda. A seguire
sconfortante scambio di battute pieno di luoghi comuni  dal siamo tutti
uguali, a far così (così come, porco cane? Mi hai chiesto qualcosa di
quello che facciamo?!) create voi separazione, è meglio la pluralità, la
violenza, lo sfruttamento sono problemi collettivi (si però un gruppo di operai, migranti, studenti che si riuniscono fra loro fastidio non ti danno), se sei femminista
pratichi sempre e comunque il separatismo e mi aspettavo, ma è mancato,
che mi chiedesse se ero diventata lesbica e mi volevo far crescere i
baffi. Per finire: ti spedirò un libretto che conosco (mmmm…): Delle
miserie del femminismo. Non riesco a trattenere una risata ripensando
ad un altro nostro scontro sulle terapie psicologiche e un altro famoso
libretto che mi aveva passato. Chiedo: che risale all’anno…? 1970.
Ah, bene. Immagino che se gli parlo di gender, queer, lgbt, pensiero
della differenza, judith butler o altro facciamo notte ad aggiornarci ed
io avevo ormai le ultime risorse di dialettica- peraltro già scarse in partenza- affossate da qualche parte in mezzo allo stomaco. Per
cui accolgo il suo tentativo di neutralizzare in modo simpatico lo
scazzo, cambiamo discorso e iniziamo a rallegrarci per esserci liberati finalmente da
Venezia. Su questo fronte ho raramente disaccordi; sull’altro
praticamente ogni volta che parlo con qualcuno che non sia dentro la
questione incontro scazzo, diffidenza, ostilità, chiusura, senso di minaccia. Ma che ve lo
dico a fare, lo sapete benissimo anche voi com’è, avevo giusto voglia
di condividere l’ennesimo nodo che mi si blocca in gola quando succede
che devo scegliere se, avvicinadomi a certi argomeni di conversazione
con molti, sorvolare-nascondermi- oppure passare la mezz’ora
seguente a sentire battutine e dare giustificazioni. Il fantasma della
femminista lesbica per scelta che gira di notte a evirare maschi per
passione e che si fa cresciere i baffi per invidia ha ancora un forte
successo di immaginario fra i nostri giovani (nemmeno tanto)
"compagni". E che ci vogliamo fare, lo proviamo ad invitare al prossimo
incontro di femministe e vediamo che mi risponde? Un’idea già ce l’ho…

5 comments ↓

#1 l'upo on 05.19.08 at 12:35

Io li avviserei che il grande ritorno è imminente, di non farsi trovare impreparati tra le mucche nei monti. Tra le altre cose:
http://magazin.zitty.de/…-deutsche-maedchen.html

#2 robi on 05.19.08 at 13:48

Ehmm, e qui devo ammettere il mio grande fallimento con la lingua tedesca…un breve riassuntino?

#3 l'upo on 05.20.08 at 12:18

Brevemente. Per dirla con una delle copertine di settimanali tedeschi dedicate al tema che mi è capitato di addocchiare in edicola nei mesi scorsi: “urge un nuovo femminismo”. In questo articolo parlano di due testi di giovani autrici: Noi ragazze Alpha [maschio alpha è un termine scientifico per definire il capo-branco] e Nuove ragazze tedesche facendone un confronto veloce con le tesi di Alice Schwarzer [http://en.wikipedia.org/wiki/Alice_Schwarzer%5D che invece con il suo Emma “rappresenta” il femminismo anni ’70.
Ciao

#4 z on 05.22.08 at 00:40

Beh rob, credo di avercelo a casa “miserie del femminismo”.

La prima volta che ci becchiamo te lo potrei portare!

—Scherzo—

#5 robi on 05.22.08 at 20:20

In realtà mi potrebbe interessare, z, un po’ di vintage si apprezza sempre…;)